L'olio di Iperico
“…Loro estraggono dell’olio dai “fiori delle streghe”. E’ un fiore giallo, fa dei mazzi, però nasce in mezzo al fieno e ai prati. E’ piuttosto sul puzzolente, assomiglia a un olio rancido. Quindi, la donna che va a strega ha i capelli unti con l’olio, pettinati con tante trecce, perchè loro, per fare le maledizioni, fanno tante treccioline, tante treccioline (…). Ognuna di queste streghe in casa aveva una mattonella che si muoveva, in effetti noi s’aveva sempre paura quando si entrava: “Guarda che lì c’è una mattonella staccata, ci sarà l’olio”, perchè loro facevano dentro una vaschetta e prima di andar via assieme si ungevano. Sembra che quest’olio loro sanno che è di quel fiore lì, perchè ha lo stesso odore. Io l’ho sentito, cioè almeno in queste strade. Il fiore è l’iperico. Da noi ce n’è tantissimo, perchè lì fanno il fieno, fanno le campagne e così. Perciò, essendocene tanto, noi sapevamo che alla mattina, quando andavamo nei campi era stato preso…si prendeva dal basso la pianta e gli sfilava tutti i fiori…Al mattino diceva mio papà: “Qui son passate le streghe. Guarda queste piante qui come le hanno pelate tutte”. E dopo, come lo frantumassero…perchè lì avevano anche i frantoi, avevano tanti attrezzi di contadini, perchè facevano il vino, facevano le olive. Però mio papà diceva che usassero dei mortai, il mortaio col pestello e poi, per farlo diluire, lo mettevano a frantumare assieme all’olio dei semi dell’uva (…). Prendevano quest’olio qui e lo mettevano a frantumare assieme al mallo delle noci, quello verde fuori, che è scuro; e quest’iperico. E quindi prendeva quest’odoraccio proprio…E quest’olio serviva per ungersi. Sembrava che lì ci fosse una pozione magica, che questi tre ingredienti…e sembra che si ungessero tutte…”Intervista di Cesare Bermani a Olga, classe 1935, originaria di Montefortino (Ascoli Piceno). Riportato da NycteaNoctua su Ludus Dianae.


